Fibromialgia e lavoro: quando il corpo ti chiede di scegliere

Di Paola — @viverecon_la_fibro

Fibromialgia e lavoro: un binomio complicato che per anni ha segnato ogni mia giornata.

Per anni la mia giornata aveva solo tre voci.

Lavoro. Letto. Lavoro.

Lavori di casa: solo l’essenziale. Vita sociale: zero. Non avevo forze, non avevo voglia. E così andava avanti — un giorno dopo l’altro, senza davvero chiedermi se stavo bene o male. Tiravo avanti, e quello bastava.

O almeno così mi dicevo.

Il loop che nessuno vede dall’esterno

Chi vive con la fibromialgia lo sa: dall’esterno sembra che tu stia funzionando. Vai al lavoro, torni a casa, fai le cose essenziali. La gente non vede la fiacca che ti sveglia già stanca la mattina. Non vede le gambe che fanno Giacomo-giacomo — come si dice dalle mie parti, quando sei a pezzi e non hai forze per niente. Non vede la nebbia cognitiva che ti accompagna sempre, quando più, quando meno, e ti fa sentire inadeguata anche nelle cose semplici.

Io vivevo in un paesino piccolo. L’offerta di lavoro era poca, e con l’età che avanzava le possibilità di trovare qualcosa di adeguato al mio problema di salute erano quasi zero. Quindi non sceglievo — trascinavo i piedi e andavo avanti.

Il corpo nel frattempo mandava segnali sempre più chiari. Un periodo di peggioramento lungo due, tre anni: acutizzazioni a ripetizione, rigidità pazzesca, il corpo che non recuperava mai. A volte dovevo fermarmi un istante solo per poter ripartire.

Fibromialgia e lavoro: il consiglio del medico

Un medico, ad un certo punto, me lo disse senza giri di parole:

“Devi cambiare lavoro. Stai in un loop che non dà al corpo la possibilità di smaltire lo stress e la fatica.”

Facile a dirsi.

Cambiare lavoro non era possibile — non c’erano alternative nel posto in cui vivevo. E lo stipendio mi serviva. Provvedevo a me stessa, senza nessuno su cui appoggiarmi. Quindi? Tiravo avanti, ancora.

Il part time: quando la soluzione non basta

Ad un certo punto, a costo di avere lo stipendio dimezzato, ho deciso di passare al part time. Pensavo: finalmente starò meglio. Meno ore, meno fatica, più tempo per il corpo.

Lavorai così per due anni.

Il miglioramento sperato era quasi inesistente.

Mi sentivo in gabbia. Fare solo le cose necessarie per tirare avanti in modo decente — e per tutto il resto, niente. Niente aspirazioni, niente energia, niente voglia. La nebbia cognitiva mi faceva sentire inadeguata in molte situazioni, anche nella vita privata. Ero insoddisfatta. Ero infelice.

Il part time aveva tolto ore al lavoro, ma non aveva tolto il problema. Il corpo continuava a mandare lo stesso messaggio — solo più forte.

Il giorno della chiarezza

Poi un giorno — così, in un istante — mi è stato tutto chiaro.

Quello che l’inconscio aveva sempre rifiutato di vedere.

Dovevo cambiare vita. Completamente. Ricominciare da capo… un’altra volta. Non era scappare — era scegliere me stessa quando il corpo e la mente non ce la facevano più. Era necessario per il mio benessere fisico e mentale.

Non è una decisione che si prende a cuor leggero. Per me è stato più facile rispetto ad altre persone, perché i miei figli erano già grandi e indipendenti. Meno condizionamenti, più libertà di scegliere. Ma questo non significa che chi ha una famiglia non possa farlo — significa che il percorso è diverso. Per chi è più facile, per chi meno. È la vita.

Quello che so è questo: la salute viene prima di tutto. Non si può dare niente a nessuno — non ai figli, non al partner, non al lavoro — se prima non ci si prende cura di se stesse. La persona viene prima. Sempre. L’ho capito un po’ tardi, ma alla fine ci sono arrivata. Meglio tardi che mai. 😊

Perché te lo racconto

Non sono una dottoressa. Non ho ricette magiche e non ti dirò cosa devi fare.

Ti racconto quello che ho vissuto perché so che molte di voi stanno in quel loop adesso — lavoro, letto, lavoro — e pensano che sia normale, che sia l’unico modo. Ho pensato la stessa cosa per anni.

Non lo è.

Ci sono strade diverse. Non sempre facili, non sempre immediate. Ma esistono. Secondo la Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica, la gestione della fibromialgia richiede un approccio multidisciplinare che comprende anche il benessere lavorativo e la riduzione dello stress cronico.

In questo blog trovi la mia storia, le cose che ho provato, le routine che mi aiutano a stare meglio. Niente di perfetto — solo quello che funziona, almeno per me.

Sei anche tu in questo loop tra fibromialgia e lavoro? Scrivimi nei commenti — mi fa piacere sapere come stai.

In sintesi: fibromialgia e lavoro possono coesistere, ma richiede consapevolezza, coraggio di scegliersi e, spesso, cambiamenti profondi. Non esiste una soluzione unica — esiste il percorso giusto per te.

Domande frequenti su fibromialgia e lavoro

È possibile continuare a lavorare con la fibromialgia?
Sì, molte persone con fibromialgia riescono a lavorare — spesso con adattamenti come orari flessibili, smartworking o riduzione del carico. Dipende molto dal tipo di lavoro e dalla gravità dei sintomi. L’importante è ascoltare il corpo e non ignorare i segnali.

Il part time aiuta chi ha la fibromialgia?
Può aiutare, ma come ho vissuto in prima persona, non è sempre sufficiente se la radice del problema è lo stress lavorativo in sé. Alcuni trovano sollievo, altri — come me — scoprono che serve un cambiamento più profondo.

Come posso spiegare la fibromialgia al mio datore di lavoro?
Punta sui fatti concreti: descrivi i sintomi che impattano il lavoro (nebbia cognitiva, affaticamento, dolore), porta documentazione medica e proponi soluzioni pratiche come orari adattati o pause più frequenti. Ne parlo anche in altri articoli su questo blog.


Dormi male anche tu?

Uno dei problemi più grandi per chi vive con la fibromialgia è il sonno — quello che non arriva mai abbastanza riposante. Ho scritto una guida gratuita su come migliorare il sonno con la fibromialgia. Se ti interessa, iscriviti alla newsletter e te la mando direttamente.

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